Canavéis
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I giorni e le storie

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I giorni e le storie è un grande affresco
del territorio canavesano
in cui sono presentate 366 storie
una per ogni giorno dell'anno
Una ricerca rigorosa del recente passato
dove sono tratteggiati personaggi celebri e sconosciuti
la musica e la pittura con i loro artisti
letterati insieme alle loro opere
l'apparire dei giornali più importanti
la nascita e il declino delle industrie manifatturiere
episodi di guerra e della Resistenza
gli alpinisti e le vette
i rifugi e le tragedie della montagna
le società di mutuo soccorso
eventi sportivi e canori
manifestazioni
fiere e musei
fatti di cronaca e del lavoro
Una gradevole lettura quotidiana che ricorda e ravviva
la memoria del Canavese


Curriculum dell'autore

Aleardo Fioccone è nato il 9 gennaio 1948 a Lombardore, dove vive. È autore della monografia Una storia minima. Lombardore e i suoi abitanti nel Novecento italiano (libridicossavellaealessi – Le Château Edizioni, 2003), che raccoglie e commenta le memorie individuali e collettive, gli avvenimenti e i luoghi di una piccola comunità piemontese. Dal 2005 collabora al semestrale «Canavèis» occupandosi di storia, società, paesaggi, ricordi e tradizioni della regione.


19 gennaio
(tratto da "I giorni e le storie")

Scorrere la raccolta dei quotidiani del biennio 1919-1920 significa imbattersi il più delle volte in cronache e commenti su fatti che vedono protagonista l’operaio, le sue problematiche e la fabbrica. Del 20 febbraio 1919 è la conquista delle 8 ore nei principali stabilimenti metallurgici del nord, in aprile si riapre la vertenza del cottimo alla Fiat (che per la prima volta vede uniti tecnici ed operai), poi le rivendicazioni continuano nei mesi successivi con epicentro il triangolo industriale delle città campione di Milano, Genova, Torino, e sempre in aprile compare il gramsciano «l’Ordine Nuovo», che fin dai primi numeri diventa un punto di riferimento per quei lavoratori che si considerano avanguardia di classe, quindi è la volta di altri settori industriali raggiungere l’obiettivo delle 8 ore lavorative giornaliere unito a miglioramenti normativi ed incrementi salariali. Ci sono imprese, tuttavia, che oppongono un deciso rifiuto ad applicare gli accordi intervenuti tra le associazioni industriali – la Confindustria nascerà nel marzo 1920 – e la Confederazione generale del lavoro, com’è dimostrato dal comportamento della famiglia Mazzonis, proprietaria, fra gli altri, degli stabilimenti cotonieri a Pralafera, nel comune di Luserna San Giovanni in Val Pellice, e a Pont Canavese. Applicando formalmente il patto ma aggirandolo nell’imporre l’obbligatorietà dello straordinario, la Manifattura Mazzonis nei fatti nega ai propri dipendenti quanto altri imprenditori invece concedono, e nemmeno risponde agli inviti del sindacato che sollecita un incontro chiarificatore. Quando nello stabilimento di Pralafera una lavoratrice è colpita dallo schiaffo di un caporeparto per aver contestato l’ennesima richiesta di lavoro straordinario, la protesta che covava sotto le ceneri esplode: il 9 gennaio 1920 le maestranze dell’intero gruppo Mazzonis entrano in sciopero. Si dipana una lunga vertenza, registrata con ampio risalto dalle testate a diffusione nazionale, ed in particolar modo dalle piemontesi «La Stampa» e «Gazzetta del Popolo», oltre che dall’«Avanti!», naturalmente, che culmina il 28 febbraio con un grande comizio in piazza Craveri, a Pont, dopo cinquanta giorni di lotta, in cui è presa la decisione di occupare lo stabilimento per dare avvio all’autogestione produttiva. Un’esperienza che si rivelerà assai breve, benché vittoriosa, iniziata alle ore 6 di lunedì 1° marzo e conclusa il giovedì successivo quando, su mandato governativo, il prefetto requisisce gli stabilimenti e nomina un gestore con l’incarico di conseguire l’accordo con i lavoratori, i quali sostanzialmente otterranno soddisfazione delle richieste. «La breve stagione "rivoluzionaria" iniziata con l’occupazione delle manifatture Mazzonis finirà presto con l’instaurazione del regime fascista» e i vecchi proprietari ritornati in possesso delle fabbriche avranno «la possibilità di rifarsi ampiamente».

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