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Giovanni Cena di Montanaro (1870-1917)
Poeta e apostolo dell’istruzione
Igor Ferro
Villaggio natio
Montanaro, casetta mia, com’eri
piccola e triste, e n’ho triste la vita:
ma come al mio pensiero era infinita
la traccia, intono a te, de’ tuoi sentieri!
Poi città corsi, e vidi regni e imperi
e agli occhi miei la terra è impiccolita:
nessun mistero in essa più m’invita:
triste pur questa casa, e io son quel d’ieri.
Or se rivolgo il viso al ciel notturno
quanto sei breve, terra, e come immenso,
cielo, ove miro con impazienza!
Ma come avvien ch’io palpiti non senza
dolcezza, quando a te, villaggio, penso,
ultimo albergo al mio cuor taciturno?
Il poeta e scrittore Giovanni Cena (di cui abbiamo riportato Villaggio natio) nasce a Montanaro Canavese il 12 gennaio 1870, muore a Roma il 7 dicembre 1917.
Esordisce come poeta nel 1895, invitato dal suo professore d’università Arturo Graf a leggere i versi del poema Madre; nel 1899 viene pubblicata la raccolta di poesie In umbra e nel 1907 esce l’ultima sua opera poetica, i sonetti di Homo.
Tra il 1896 e il 1898 inizia l’attività giornalistica con la pubblicazione dei suoi articoli d’arte, in occasione delle mostre torinesi.
Fine critico, dà giudizi positivi - che in seguito si rivelarono esatti - sui giovani artisti dell’epoca. Nel 1900 da Parigi, in occasione dell’Esposizione Universale, invia articoli alla Nuova Antologia, prestigiosa rivista culturale edita a Roma; nel 1901 è corrispondente da Londra.
Dal 1902 al 1917 è redattore capo della Nuova Antologia e, sotto la sua direzione, la rivista ha un impulso progressista, facendo opera di buona divulgazione scientifica.
Aiuta giovani letterati promettenti divenuti poi illustri: una fra tutti, Rina Marta Felicina Faccio, che lui ribattezza Sibilla Aleramo.
Molteplici sono i suoi articoli sulla rivista corredati da fotografie da lui stesso scattate.
Interessato alla tematica sociale, come l’amico pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo (autore del Quarto Stato) nel 1897 inizia a Torino la stesura del romanzo sociale Gli Ammonitori che termina a Roma e pubblica nel 1904.
Da allora sino alla morte si interessa all’assistenza medica ed educativa nell’Agro Romano e nelle Paludi Pontine, dove regnano la malaria, l’analfabetismo, lo sfruttamento del lavoro minorile.
Nel 1917 si contano settanta scuole da lui fondate.
Durante la guerra del ‘15-‘18 è al fronte in qualità di giornalista.
Nel 1917, mentre è a Roma per occuparsi dell’assistenza ai profughi serbi, contrae una polmonite che spegne la sua breve ma intensa vita. Dal 1919 è sepolto a Montanaro.
Il museo dedicato a Giovanni Cena
L’idea di costituire un museo dedicato all’illustre personaggio montanarese è partita dal locale Circolo Culturale E.N.D.A.S. "Roberto Bello".
I lavori, che si sono protratti per più di tre anni, hanno trovato una collocazione presso il palazzo comunale, in una stanza al pianterreno adattata allo scopo.
Con un lungo e paziente lavoro di ricerca sono stati trovati e collocati tutti i documenti esistenti del poeta, dagli scritti ai libri, alle corrispondenze, agli atti di nascita e morte ed altri documenti di interesse storico.
Con l’ausilio dei pronipoti ancora viventi dello scrittore sono state apposte alle pareti (dopo un lungo lavoro di restauro) le fotografie scattate dallo stesso Cena raffiguranti i suoi viaggi, le amicizie, il lungo lavoro nell’Agro Pontino.
Sulla sua abitazione montanarese, invece, non è stato tentato un restauro fedele alla struttura originaria, in quanto lo stabile era ormai troppo pericolante.
Nonostante questo Giovanni Cena ha avuto finalmente il suo museo, che è visitabile sette giorni su sette previo prenotazione telefonica, in orario d’ufficio, allo 011/ 9160102.
Montanaro, casetta mia, com’eri
piccola e triste, e n’ho triste la vita:
ma come al mio pensiero era infinita
la traccia, intono a te, de’ tuoi sentieri!
Poi città corsi, e vidi regni e imperi
e agli occhi miei la terra è impiccolita:
nessun mistero in essa più m’invita:
triste pur questa casa, e io son quel d’ieri.
Or se rivolgo il viso al ciel notturno
quanto sei breve, terra, e come immenso,
cielo, ove miro con impazienza!
Ma come avvien ch’io palpiti non senza
dolcezza, quando a te, villaggio, penso,
ultimo albergo al mio cuor taciturno?
Il poeta e scrittore Giovanni Cena (di cui abbiamo riportato Villaggio natio) nasce a Montanaro Canavese il 12 gennaio 1870, muore a Roma il 7 dicembre 1917.
Esordisce come poeta nel 1895, invitato dal suo professore d’università Arturo Graf a leggere i versi del poema Madre; nel 1899 viene pubblicata la raccolta di poesie In umbra e nel 1907 esce l’ultima sua opera poetica, i sonetti di Homo.
Tra il 1896 e il 1898 inizia l’attività giornalistica con la pubblicazione dei suoi articoli d’arte, in occasione delle mostre torinesi.
Fine critico, dà giudizi positivi - che in seguito si rivelarono esatti - sui giovani artisti dell’epoca. Nel 1900 da Parigi, in occasione dell’Esposizione Universale, invia articoli alla Nuova Antologia, prestigiosa rivista culturale edita a Roma; nel 1901 è corrispondente da Londra.
Dal 1902 al 1917 è redattore capo della Nuova Antologia e, sotto la sua direzione, la rivista ha un impulso progressista, facendo opera di buona divulgazione scientifica.
Aiuta giovani letterati promettenti divenuti poi illustri: una fra tutti, Rina Marta Felicina Faccio, che lui ribattezza Sibilla Aleramo.
Molteplici sono i suoi articoli sulla rivista corredati da fotografie da lui stesso scattate.
Interessato alla tematica sociale, come l’amico pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo (autore del Quarto Stato) nel 1897 inizia a Torino la stesura del romanzo sociale Gli Ammonitori che termina a Roma e pubblica nel 1904.
Da allora sino alla morte si interessa all’assistenza medica ed educativa nell’Agro Romano e nelle Paludi Pontine, dove regnano la malaria, l’analfabetismo, lo sfruttamento del lavoro minorile.
Nel 1917 si contano settanta scuole da lui fondate.
Durante la guerra del ‘15-‘18 è al fronte in qualità di giornalista.
Nel 1917, mentre è a Roma per occuparsi dell’assistenza ai profughi serbi, contrae una polmonite che spegne la sua breve ma intensa vita. Dal 1919 è sepolto a Montanaro.
Il museo dedicato a Giovanni Cena
L’idea di costituire un museo dedicato all’illustre personaggio montanarese è partita dal locale Circolo Culturale E.N.D.A.S. "Roberto Bello".
I lavori, che si sono protratti per più di tre anni, hanno trovato una collocazione presso il palazzo comunale, in una stanza al pianterreno adattata allo scopo.
Con un lungo e paziente lavoro di ricerca sono stati trovati e collocati tutti i documenti esistenti del poeta, dagli scritti ai libri, alle corrispondenze, agli atti di nascita e morte ed altri documenti di interesse storico.
Con l’ausilio dei pronipoti ancora viventi dello scrittore sono state apposte alle pareti (dopo un lungo lavoro di restauro) le fotografie scattate dallo stesso Cena raffiguranti i suoi viaggi, le amicizie, il lungo lavoro nell’Agro Pontino.
Sulla sua abitazione montanarese, invece, non è stato tentato un restauro fedele alla struttura originaria, in quanto lo stabile era ormai troppo pericolante.
Nonostante questo Giovanni Cena ha avuto finalmente il suo museo, che è visitabile sette giorni su sette previo prenotazione telefonica, in orario d’ufficio, allo 011/ 9160102.
Indice
natura
Il coloratissimo gruccione. Quando i tropici arrivano in Canavese
Eleonora Bertolo
immagini
Mucche al pascolo al lago Lasin
Giancarlo Sandretto
storia
Comunità rurali nel Basso Medioevo Rivara, Forno e Busano
Giovanni Riccabone
immagini
La chiesa di San Giacomo a Montestrutto
arte
Un’opera di Bartolomeo Caravoglia. Il martirio di San Maurizio
Giuseppe Balma-Mion
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800. Il mandamento di Ivrea
a cura di Oliviero Cima
storia
Carlo Botta di San Giorgio
Mario Vaira
storia
1740. I bandi campestri della comunità di Vische
Giuseppe Avataneo
documenti
1682: la paura del contagio
storia
La lavorazione della seta e il suo commercio tra il secolo XVIII e il tempo francese
Ivo Giustetti
storia
La benedizione delle campagne e la lotta agli animali nocivi
Giovanni Bertotti
storia
L’abbazia di Fruttuaria. Il Corpus Consuetudinum Monasticarum
Marco Notario
storia
L’alloggio militare. Quando l’ospite era molto indesiderato
Domenico Forchino
storia
Streghe, bambini e fasci di paglia. Analogie
tra tradizione canavesana e un racconto del Satyricon
Alberto Borghini
storia
La spedizione dei Mille. I canavesani al fianco di Garibaldi
Flavio Chiarottino
poesie
Emigranti
Maria Germano
tradizioni
Un canto popolare di Lanzo. Danze e funerali
Costantino Nigra
storie
Le stranezze della cosmesi cinquecentesca
Savino Giglio Tos
tradizioni
Polpresa di Viù. A lavoro finito
tradizioni
Le dèsmore di Volpiano
Giusi Ferrero Merlino
tradizioni
Arti e mestieri di un secolo fa nel mandamento di Azeglio
a cura di Domenico Vallosio
storia
Un micidiale invalido di Settimo Rottaro. L’assassinio del carabiniere Giovenale Pepino
Milo Julini
storia
Eugenio e Pietro Baratono
Donato D’Urso
tradizioni
Le portatrici del Gran Paradiso
Lino Fogliasso
storia
Bernardo Vallero di Pertusio
Raimonda Bianco Levrin
tradizioni
Giovanni Cena di Montanaro. Poeta e apostolo dell’istruzione
Igor Ferro
tradizioni
Giàs, ghiàs e ghicèt delle valli di Lanzo
Giorgio Inaudi
racconti
La famiglia di Giacolino
Mario Contratto
tradizioni
Arti e mestieri. I sellai di Strambino
tradizioni
Ciclisti d’altri tempi. Brunero, Enrici, Martinetto: i campioni di Ciriè
Aleardo Fioccone
tradizioni
II lavoro per immagini
tradizioni
Storie di emigranti. Da Vasario alle miniere americane
Giancarlo Sandretto
ricordi
Harold, il prigioniero inglese nel rifugio di Filia a Castellamonte
nei ricordi di Giuseppe Sassoè Pognetto
tradizioni
Un treno chiamato Littorina. La storica automotrice della ferrovia canavesana
Emilio Champagne
poesie
Murisse
Ulderico Plemone
ricordi
25 aprile 1945. Galante Garrone, Bobbio, il miracolo della libertà
Paolo Reineri
tradizioni
Valperga: il ritrovo dei panettieri
ricordi
Alessandro Galante Garrone Un mite dalla coscienza di ferro
Paolo Borgna
racconti
Ecco, Michele era così...
Toni Farina
racconti
I salvanel di Montanaro
Giacomo Buffo
tradizioni
Cuorgnè, il carnevale del 1949
Ezio Novascone
tradizioni
Un racconto di Nonna Gin di Brosso. I consigli del saggio
Alice e Serena Bovio
immagini
I muratori sulla strada per Navetta
ricordi
Storie di briganti e guaritrici. Le strade tra Vallo, San Benigno e Volpiano
Giusi Ferrerò Merlino
Il coloratissimo gruccione. Quando i tropici arrivano in Canavese
Eleonora Bertolo
immagini
Mucche al pascolo al lago Lasin
Giancarlo Sandretto
storia
Comunità rurali nel Basso Medioevo Rivara, Forno e Busano
Giovanni Riccabone
immagini
La chiesa di San Giacomo a Montestrutto
arte
Un’opera di Bartolomeo Caravoglia. Il martirio di San Maurizio
Giuseppe Balma-Mion
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800. Il mandamento di Ivrea
a cura di Oliviero Cima
storia
Carlo Botta di San Giorgio
Mario Vaira
storia
1740. I bandi campestri della comunità di Vische
Giuseppe Avataneo
documenti
1682: la paura del contagio
storia
La lavorazione della seta e il suo commercio tra il secolo XVIII e il tempo francese
Ivo Giustetti
storia
La benedizione delle campagne e la lotta agli animali nocivi
Giovanni Bertotti
storia
L’abbazia di Fruttuaria. Il Corpus Consuetudinum Monasticarum
Marco Notario
storia
L’alloggio militare. Quando l’ospite era molto indesiderato
Domenico Forchino
storia
Streghe, bambini e fasci di paglia. Analogie
tra tradizione canavesana e un racconto del Satyricon
Alberto Borghini
storia
La spedizione dei Mille. I canavesani al fianco di Garibaldi
Flavio Chiarottino
poesie
Emigranti
Maria Germano
tradizioni
Un canto popolare di Lanzo. Danze e funerali
Costantino Nigra
storie
Le stranezze della cosmesi cinquecentesca
Savino Giglio Tos
tradizioni
Polpresa di Viù. A lavoro finito
tradizioni
Le dèsmore di Volpiano
Giusi Ferrero Merlino
tradizioni
Arti e mestieri di un secolo fa nel mandamento di Azeglio
a cura di Domenico Vallosio
storia
Un micidiale invalido di Settimo Rottaro. L’assassinio del carabiniere Giovenale Pepino
Milo Julini
storia
Eugenio e Pietro Baratono
Donato D’Urso
tradizioni
Le portatrici del Gran Paradiso
Lino Fogliasso
storia
Bernardo Vallero di Pertusio
Raimonda Bianco Levrin
tradizioni
Giovanni Cena di Montanaro. Poeta e apostolo dell’istruzione
Igor Ferro
tradizioni
Giàs, ghiàs e ghicèt delle valli di Lanzo
Giorgio Inaudi
racconti
La famiglia di Giacolino
Mario Contratto
tradizioni
Arti e mestieri. I sellai di Strambino
tradizioni
Ciclisti d’altri tempi. Brunero, Enrici, Martinetto: i campioni di Ciriè
Aleardo Fioccone
tradizioni
II lavoro per immagini
tradizioni
Storie di emigranti. Da Vasario alle miniere americane
Giancarlo Sandretto
ricordi
Harold, il prigioniero inglese nel rifugio di Filia a Castellamonte
nei ricordi di Giuseppe Sassoè Pognetto
tradizioni
Un treno chiamato Littorina. La storica automotrice della ferrovia canavesana
Emilio Champagne
poesie
Murisse
Ulderico Plemone
ricordi
25 aprile 1945. Galante Garrone, Bobbio, il miracolo della libertà
Paolo Reineri
tradizioni
Valperga: il ritrovo dei panettieri
ricordi
Alessandro Galante Garrone Un mite dalla coscienza di ferro
Paolo Borgna
racconti
Ecco, Michele era così...
Toni Farina
racconti
I salvanel di Montanaro
Giacomo Buffo
tradizioni
Cuorgnè, il carnevale del 1949
Ezio Novascone
tradizioni
Un racconto di Nonna Gin di Brosso. I consigli del saggio
Alice e Serena Bovio
immagini
I muratori sulla strada per Navetta
ricordi
Storie di briganti e guaritrici. Le strade tra Vallo, San Benigno e Volpiano
Giusi Ferrerò Merlino
