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Rabaìn
Ettore Giacoletto, sopravissuto alla fucilazione
Lino Fogliasso
Nella tragedia del Pedaggio, di cui si parla nella pagina precedente, avvenne un fatto straordinario: tra i fucilati uno si salvò miracolosamente ed è tuttora un lucido testimone di quegli avvenimenti. Ettore Giacoletto, classe 1921, partigiano col nome di battaglia Rabain, venne ferito alle gambe durante la sparatoria, catturato fu trascinato con altri partigiani davanti al plotone di esecuzione e fucilato.
Colpito cadde a terra sotto i corpi dei suoi compagni e lì rimase fino alla notte quando riprese conoscenza.
Ecco il racconto dell’episodio fatto dal protagonista.
«La pioggia veniva giù a rovesci, fummo condotti in un prato, in basso, a lato della strada. Non potevo camminare perché ferito alle gambe, fui trascinato sorretto da due soldati. Diedi l’ultimo sguardo attorno. Nonostante l’acqua che scendeva a secchi, riconoscevo i prati in cui avevo giocato fin da bambino. Il prato in cui stavo per lasciare la vita era a cento metri, in linea d’aria, da casa mia. Quei fossi, gli alberi e le case nascoste dall’ombra della notte li conoscevo palmo a palmo. Era la mia campagna. Ci giravo con gli amici, la sera, prima della guerra, per andare a veglia nelle cascine. Ci avevo accompagnato le ragazze, tanto tempo indietro, quando era stata la mia giovinezza, quando avevo avuto venti anni. Quanti anni ho adesso? Già ventitre. Soltanto ventitre. Davanti vedo il plotone d’esecuzione pronto a sparare. Noto che è formato da sei uomini. Quando l’ufficiale grida "Fuoco!" d’istinto mi butto per terra. Cado sull’erba fradicia senza sapere se sono stato colpito dalla scarica del plotone, sento scivolarmi accanto i corpi dei miei compagni di sventura».
Quando l’ufficiale comandante il plotone di esecuzione sparò il colpo di grazia, Ettore venne colpito al bacino.
Mentre i cadaveri ricevevano il colpo in piena testa, la pallottola destinata a lui gli spaccò l’osso sacro, bucandogli l’intestino ed uscendo dal fianco. L’angoscia era più forte del dolore, Ettore non riusciva ancora a capire se l’avessero colpito in punti vitali o se l’avesse scampata. Si sentiva paralizzato dalla vita in giù, non riusciva a muovere le gambe.
Continuò a fingersi morto aspettando che i fascisti se ne andassero. Ma questi avevano piazzato un mortaio a pochi metri e sparavano a casaccio verso le colline. Ettore era pratico di armi. Aveva esperienza di guerra, era stato arruolato a gennaio del ’41, nel maggio del ’42 era stato in Russia con l’Armir. Partecipò alla tragica ritirata dell’inverno ’42-’43 dove subì un principio di congelamento. Ebbe fortuna, venne rimpatriato con un treno ospedale e dopo un lungo periodo di convalescenza venne mandato a Casale al fortino della Cittadella. All’8 settembre del ’43 Ettore riuscì a fuggire e raggiungere la propria casa. Dopo un periodo di tranquillità incominciarono i rastrellamenti dei fascisti repubblichini, Ettore decise di continuare la guerra, ma per essere libero e aderì al Movimento partigiano.
Ettore conosceva i mortai, sapeva che quando sparavano facevano una tale fiammata che i soldati per qualche secondo rimanevano accecati. Alla prima detonazione Ettore sgusciò piano piano dal groviglio dei corpi inanimati approfittando dell’istante della fiammata. Silenzio, il mortaio veniva ricaricato. Un nuovo colpo, Ettore si puntellò sui gomiti e strisciò per un metro e poi immobilità assoluta. L’erba era alta e ciò lo favoriva. A movimenti impercettibili, lentissimi e sempre interrotti dopo la fiammata, Ettore si trascinò verso una fila di salici che divideva il prato dagli altri campi. Sapeva che a cinquanta metri dal filare c’era una roggia. La raggiunse, riuscì a scivolarvi dentro rimanendo con il corpo immerso nell’acqua.
Sfruttando la corrente quieta della roggia si avvicinò ad una casa. Raccogliendo le ultime forze rimastegli, si trascinò verso la porta, ma quando fu a pochi metri sentì di non potercela fare; aveva perduto troppo sangue.
Si mise a chiamare, con quanta voce aveva in gola, la gente che abitava la cascina e che conosceva. La casa si illuminò, una donna aprì la porta e quando lo ebbe riconosciuto gli bisbigliò: «Vieni, vieni dentro». «Non posso più camminare» rispose lui.
La donna allora andò a prendere un asse e lo mise di traverso al fosso che separava il prato dalla soglia. Ettore strisciò sull’asse come un serpente, entrò in casa e giacque sfinito su una coperta che la donna aveva adagiato sul pavimento. Perse i sensi. Le vicissitudini di Ettore non erano finite, dovette ancora penare parecchio ma la sorte gli fu ancora favorevole, egli è ancora tra noi.
Fonti
Testimonianze di Ettore Giacoletto (Rabain)
Laura Doglione, Nome di battaglia Rabain (Fucilato dalla Decima a Cuorgnè), Edizione A.N.P.I. Sezione di Favria-Oglianico
T. De Mayo, Il prezzo della Libertà (Venti mesi di lotta partigiana nel Canavese), Edizione A.N.P.I Cuorgnè 1977
Colpito cadde a terra sotto i corpi dei suoi compagni e lì rimase fino alla notte quando riprese conoscenza.
Ecco il racconto dell’episodio fatto dal protagonista.
«La pioggia veniva giù a rovesci, fummo condotti in un prato, in basso, a lato della strada. Non potevo camminare perché ferito alle gambe, fui trascinato sorretto da due soldati. Diedi l’ultimo sguardo attorno. Nonostante l’acqua che scendeva a secchi, riconoscevo i prati in cui avevo giocato fin da bambino. Il prato in cui stavo per lasciare la vita era a cento metri, in linea d’aria, da casa mia. Quei fossi, gli alberi e le case nascoste dall’ombra della notte li conoscevo palmo a palmo. Era la mia campagna. Ci giravo con gli amici, la sera, prima della guerra, per andare a veglia nelle cascine. Ci avevo accompagnato le ragazze, tanto tempo indietro, quando era stata la mia giovinezza, quando avevo avuto venti anni. Quanti anni ho adesso? Già ventitre. Soltanto ventitre. Davanti vedo il plotone d’esecuzione pronto a sparare. Noto che è formato da sei uomini. Quando l’ufficiale grida "Fuoco!" d’istinto mi butto per terra. Cado sull’erba fradicia senza sapere se sono stato colpito dalla scarica del plotone, sento scivolarmi accanto i corpi dei miei compagni di sventura».
Quando l’ufficiale comandante il plotone di esecuzione sparò il colpo di grazia, Ettore venne colpito al bacino.
Mentre i cadaveri ricevevano il colpo in piena testa, la pallottola destinata a lui gli spaccò l’osso sacro, bucandogli l’intestino ed uscendo dal fianco. L’angoscia era più forte del dolore, Ettore non riusciva ancora a capire se l’avessero colpito in punti vitali o se l’avesse scampata. Si sentiva paralizzato dalla vita in giù, non riusciva a muovere le gambe.
Continuò a fingersi morto aspettando che i fascisti se ne andassero. Ma questi avevano piazzato un mortaio a pochi metri e sparavano a casaccio verso le colline. Ettore era pratico di armi. Aveva esperienza di guerra, era stato arruolato a gennaio del ’41, nel maggio del ’42 era stato in Russia con l’Armir. Partecipò alla tragica ritirata dell’inverno ’42-’43 dove subì un principio di congelamento. Ebbe fortuna, venne rimpatriato con un treno ospedale e dopo un lungo periodo di convalescenza venne mandato a Casale al fortino della Cittadella. All’8 settembre del ’43 Ettore riuscì a fuggire e raggiungere la propria casa. Dopo un periodo di tranquillità incominciarono i rastrellamenti dei fascisti repubblichini, Ettore decise di continuare la guerra, ma per essere libero e aderì al Movimento partigiano.
Ettore conosceva i mortai, sapeva che quando sparavano facevano una tale fiammata che i soldati per qualche secondo rimanevano accecati. Alla prima detonazione Ettore sgusciò piano piano dal groviglio dei corpi inanimati approfittando dell’istante della fiammata. Silenzio, il mortaio veniva ricaricato. Un nuovo colpo, Ettore si puntellò sui gomiti e strisciò per un metro e poi immobilità assoluta. L’erba era alta e ciò lo favoriva. A movimenti impercettibili, lentissimi e sempre interrotti dopo la fiammata, Ettore si trascinò verso una fila di salici che divideva il prato dagli altri campi. Sapeva che a cinquanta metri dal filare c’era una roggia. La raggiunse, riuscì a scivolarvi dentro rimanendo con il corpo immerso nell’acqua.
Sfruttando la corrente quieta della roggia si avvicinò ad una casa. Raccogliendo le ultime forze rimastegli, si trascinò verso la porta, ma quando fu a pochi metri sentì di non potercela fare; aveva perduto troppo sangue.
Si mise a chiamare, con quanta voce aveva in gola, la gente che abitava la cascina e che conosceva. La casa si illuminò, una donna aprì la porta e quando lo ebbe riconosciuto gli bisbigliò: «Vieni, vieni dentro». «Non posso più camminare» rispose lui.
La donna allora andò a prendere un asse e lo mise di traverso al fosso che separava il prato dalla soglia. Ettore strisciò sull’asse come un serpente, entrò in casa e giacque sfinito su una coperta che la donna aveva adagiato sul pavimento. Perse i sensi. Le vicissitudini di Ettore non erano finite, dovette ancora penare parecchio ma la sorte gli fu ancora favorevole, egli è ancora tra noi.
Fonti
Testimonianze di Ettore Giacoletto (Rabain)
Laura Doglione, Nome di battaglia Rabain (Fucilato dalla Decima a Cuorgnè), Edizione A.N.P.I. Sezione di Favria-Oglianico
T. De Mayo, Il prezzo della Libertà (Venti mesi di lotta partigiana nel Canavese), Edizione A.N.P.I Cuorgnè 1977
Indice
ricordi
In ricordo di Battistino Depaoli
Aleardo Fioccone
natura
I Monti Pelati
Cecilia Genisio
arte
Un itinerario del sacro a Settimo Torinese.
Le cappelle delle cascine
Carola Picchetto e Marianna Sasanelli
immagini
Castellamonte. La Filarmonica Francesco Romana
Michele Romana e Giacomo Spiller
tradizioni
Tra storia e leggenda.
Frane e alluvioni in Val Soana
Giovanni Bertotti
arte
Affreschi sindonici e San Maurizio
Giuseppe Balma-Mion
tradizioni
La storia del grissino.
Una prelibatezza nata a Lanzo
Marisa Bertarione
ricordi
Adriano Olivetti. A cinquant’anni dalla morte
Rolando Argentero
storia
La fonderia Olivetti
Rolando Argentero
tradizioni
La tranvia Torino-Leinì-Volpiano
Aleardo Fioccone
storia
La religione negli Statuti di Ivrea
Savino Giglio Tos
storia
L’organo Vegezzi Bossi della parrocchiale di Cuorgnè
Mario Vaira
storia
L’emigrazione piemontese nel mondo. Il nuovo libro di Giancarlo Libert
Milo Julini
tradizioni
Una “regale” battaglia delle arance
Ugo Pinferi
storia
Giuseppe Vincenti di Ivrea. Un allievo di Antonio Michela Zucco
Adele Ventosi
tradizioni
Gli Actis di Caluso. L’origine di un cognome
Teresina Bussetti
storia
Settembre 1925. Le grandi manovre in Canavese
Fabrizio Dassano
poesie
Otóber
Dario Pasero
libri
Storie del Canavese contemporaneo.
La raccolta in un nuovo Almanacco
storia
Orco e Malone. Notizie sugli antichi porti natanti
Luigi Griva
tradizioni
La famiglia Grassotti e il suo vermouth
Flavio Chiarottino
tradizioni
Storie di emigranti.
I Michiardi di Migliere della Val Grande di Lanzo
Paul Applagnat-Tartet, Bruno Michiardi, Paul Michiardi, Jacqueline Viallet
tradizioni
Cuorgnè. I ciclisti del dopoguerra
Ezio Novascone
tradizioni
Tra storia e folklore.
Il pilone della Goretta in Montanaro
Igor Ferro
storia
La strada degli artiglieri. Ritrovare il Canavese a Rovereto
Lino Fogliasso
ricordi
Rabaìn. Ettore Giacoletto, sopravvissuto alla fucilazione
Lino Fogliasso
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800.
Il mandamento di Settimo Vittone
a cura di Oliviero Cima
tradizioni
La Michelina. Il treno con le ruote in gomma
Giancarlo Sandretto
storia
Le acque delle valli di Lanzo. I diritti dei comuni
Giovanni Datta
storia
Il massacro degli italiani. Noirel e i fatti di Aigues-Mortes del 1893
Giancarlo Sandretto
tradizioni
Il mandamento di Vistrorio. Arti e mestieri ad inizio ‘900
a cura di Domenico Vallosio
libri
Caluso nelle cartoline d’epoca
Giancarlo Sandretto
tradizioni
Leinì. I cinquant’anni del CAI
Francesco Macario e Giancarlo Massavelli
libri
La mula di Oreste. Racconti intorno al Gran Paradiso
Ulderico Plemone
storia
Voluntarios de la Libertad! Dal Ciriacese alla guerra civile di Spagna (1936-1939)
Gianpaolo Giordana
storia
La brenta di Piemonte
Giancarlo Baggi
racconti
Un povero prete di montagna
Piergiacomo Verlucca Frisaglia
storia
La ditta Trione di Cuorgnè. Nascita, sviluppo e gli anni della crisi
Gabriele Francisca
In ricordo di Battistino Depaoli
Aleardo Fioccone
natura
I Monti Pelati
Cecilia Genisio
arte
Un itinerario del sacro a Settimo Torinese.
Le cappelle delle cascine
Carola Picchetto e Marianna Sasanelli
immagini
Castellamonte. La Filarmonica Francesco Romana
Michele Romana e Giacomo Spiller
tradizioni
Tra storia e leggenda.
Frane e alluvioni in Val Soana
Giovanni Bertotti
arte
Affreschi sindonici e San Maurizio
Giuseppe Balma-Mion
tradizioni
La storia del grissino.
Una prelibatezza nata a Lanzo
Marisa Bertarione
ricordi
Adriano Olivetti. A cinquant’anni dalla morte
Rolando Argentero
storia
La fonderia Olivetti
Rolando Argentero
tradizioni
La tranvia Torino-Leinì-Volpiano
Aleardo Fioccone
storia
La religione negli Statuti di Ivrea
Savino Giglio Tos
storia
L’organo Vegezzi Bossi della parrocchiale di Cuorgnè
Mario Vaira
storia
L’emigrazione piemontese nel mondo. Il nuovo libro di Giancarlo Libert
Milo Julini
tradizioni
Una “regale” battaglia delle arance
Ugo Pinferi
storia
Giuseppe Vincenti di Ivrea. Un allievo di Antonio Michela Zucco
Adele Ventosi
tradizioni
Gli Actis di Caluso. L’origine di un cognome
Teresina Bussetti
storia
Settembre 1925. Le grandi manovre in Canavese
Fabrizio Dassano
poesie
Otóber
Dario Pasero
libri
Storie del Canavese contemporaneo.
La raccolta in un nuovo Almanacco
storia
Orco e Malone. Notizie sugli antichi porti natanti
Luigi Griva
tradizioni
La famiglia Grassotti e il suo vermouth
Flavio Chiarottino
tradizioni
Storie di emigranti.
I Michiardi di Migliere della Val Grande di Lanzo
Paul Applagnat-Tartet, Bruno Michiardi, Paul Michiardi, Jacqueline Viallet
tradizioni
Cuorgnè. I ciclisti del dopoguerra
Ezio Novascone
tradizioni
Tra storia e folklore.
Il pilone della Goretta in Montanaro
Igor Ferro
storia
La strada degli artiglieri. Ritrovare il Canavese a Rovereto
Lino Fogliasso
ricordi
Rabaìn. Ettore Giacoletto, sopravvissuto alla fucilazione
Lino Fogliasso
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800.
Il mandamento di Settimo Vittone
a cura di Oliviero Cima
tradizioni
La Michelina. Il treno con le ruote in gomma
Giancarlo Sandretto
storia
Le acque delle valli di Lanzo. I diritti dei comuni
Giovanni Datta
storia
Il massacro degli italiani. Noirel e i fatti di Aigues-Mortes del 1893
Giancarlo Sandretto
tradizioni
Il mandamento di Vistrorio. Arti e mestieri ad inizio ‘900
a cura di Domenico Vallosio
libri
Caluso nelle cartoline d’epoca
Giancarlo Sandretto
tradizioni
Leinì. I cinquant’anni del CAI
Francesco Macario e Giancarlo Massavelli
libri
La mula di Oreste. Racconti intorno al Gran Paradiso
Ulderico Plemone
storia
Voluntarios de la Libertad! Dal Ciriacese alla guerra civile di Spagna (1936-1939)
Gianpaolo Giordana
storia
La brenta di Piemonte
Giancarlo Baggi
racconti
Un povero prete di montagna
Piergiacomo Verlucca Frisaglia
storia
La ditta Trione di Cuorgnè. Nascita, sviluppo e gli anni della crisi
Gabriele Francisca
