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Nel lager ho incontrato un falsario
Italo Tibaldi

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Un po’ di storia.
Nel memoriale del lager nazista di sterminio su Sachsenhausen (Oranienburg), nella baracca 38 – sala dedicata alla deportazione degli ebrei – è visibile un’esposizione sui falsari dell’operazione “Bernhard”.
La vicenda è abbastanza nota attraverso il film Die falscher (Il falsario) prodotto nel 2007 in Germania, vincitore del premio Oscar 2008 come miglior film straniero. Il falsario narra la storia – in una miscela di film giallo e film concentrazionario – di un falsario straordinario e un po’ bohèmienne deportato nel 1944 al KZ Sachsenhausen (a circa 35 chilometri da Berlino) per un’operazione di contraffazione della moneta inglese.
Indebolire un sistema economico finanziario creando inflazione, producendo una grande quantità di sterline false, tentando di distruggere la potenza finanziaria dell’impero britannico, compromettendone la stabilità economica.
Fu una decisione personale di Hitler perché nel luglio 1942 si costituisse un kommando di falsari, nato a Berlino nella Delbruckstrasse e poi trasferito alla baracca 19 nel lager del KZ Sachsenhausen sotto la diretta sorveglianza di Bernard Kruger, capitano delle SS.
In origine erano 20 deportati ebrei (papierfachleute) specialisti della carta, tipografi, incisori, stampatori, fotografi, chimici, bancari, raccolti nei vari altri lager.
Alcuni erano abbastanza noti: Salomon Smolianoff, pittore russo; Juan de Diego, aristocratico catalano; Leo Haas, disegnatore cecoslovacco.
Nel 1944 il kommando era costituito di 142 falsari nella baracca 18 e 19: 55 polacchi, 20 tedeschi, 15 ungheresi, 13 cecoslovacchi, 10 apolidi, 9 sovietici, 7 austriaci, 5 olandesi, 4 francesi, 1 belga, 1 danese, 1 jugoslavo, 1 norvegese, tutti deportati ebrei. Questi deportati “privilegiati” erano i soli nel lager a dormire in un vero letto, avevano i capelli ed erano dotati di abiti civili e di scarpe.
Nella baracca 19 dormivano, mangiavano e potevano distrarsi; nella baracca 18 c’era la stamperia con le presse e tutte le attrezzature necessarie alla massima produzione di monete false. I falsificatori fabbricarono con grande abilità circa nove milioni di banconote di diverso taglio e di qualità sempre migliore, per un valore di 133 milioni di sterline. Alla produzione scrupolosa seguiva una diffusione efficiente ed avveduta delle banconote contraffatte.
Tra dicembre 1944 e l’inizio del 1945 iniziò anche la fabbricazione di dollari falsi, con una produzione di 200 banconote da 100 dollari. Vi erano addetti solo quattro falsari: Salomone Smolianoff, Adolf Burger, Norbert Leonard Levy, Abraham Jacobson.
Con l’avanzata dell’Armata Rossa, giunse da Berlino l’ordine di smantellare ogni cosa: il 21 febbraio 1945 le macchine furono imballate, le banconote false sistemate in 20 casse di legno a forma di bara.
Il 24 febbraio tutti i falsari lasciarono il lager di Sachsenhausen con un treno speciale.
Il 12 aprile 1945, 142 falsari giunsero a Mauthausen, nel circondario di Linz, in Austria e furono immatricolati con i numeri dal 138394 al 138535, internati nel Blok 20 e sorvegliati a vista. Nel Blok 20 erano stati rinchiusi precedentemente dei prigionieri di guerra sovietici che dopo una fuga eroica e clamorosa furono quasi totalmente massacrati dalle SS del campo, inferocite. Un nuovo trasferimento attendeva i falsari in una vecchia birreria di Redl-Zipf, in codice Schlier. In questi locali altri deportati fabbricavano il carburante per le V2, provvedevano a collaudi in bunker in cemento costruiti in condizioni orribili dai deportati di Mauthausen.
Il 2 maggio 1945 le casse di banconote false e documenti segreti furono caricati su cinque camion unitamente a 116 falsari; i rimanenti 20 si avviarono a piedi in direzione di Ebensee, in codice Zement, sub-campo di Mauthausen, tirando una carretta con i sacchi di sei guardie SS.
Deportati spagnoli, belgi, francesi, italiani lasciarono il Lager Schlier seguiti dai falsari.
Giunti al lager Ebensee i falsari furono alloggiati fuori dal lager nelle vecchie docce delle SS. Intanto, dopo la fuga del comandante del lager Anton Ganz (di professione macellaio) e della guarnigione di sorveglianza SS, il portone di ingresso era sorvegliato dalla Wehrmacht. Il 5 maggio il gruppo dei falsari entrò nel lager sovraccarico testimoniando l’angoscia di quella visione orribile, senza igiene, senza cibo, una vera marcescenza di scheletri. Il 6 maggio 1945 la Liberazione. Nel primo pomeriggio una pattuglia in ricognizione con i sergenti Dick Pomante e Bob Persinger del 3° Cavalleria meccanizzato USA al comando del capitano Thimothy Brennan scopre il lager, apre definitivamente il portone e con l’autoblindo si ferma nella piazza dell’appello.

Un po’ di memoria.
«Sono Italo Tibaldi, nato il 16 maggio 1927, deportato politico da Torino il 13 gennaio 1944, giunto al Kz di Mauthausen il 14 gennaio 1944, matricola n° 42307, triangolo rosso; trasferito al sub-campo di Ebensee il 28 gennaio 1944, liberato il 6 maggio 1945.
Ero allo Schonungblok, anticamera del crematorio e notai solo casualmente quel gruppo di uomini in carne, che si sparpagliò subito nel lager, abiti civili, scarpe e normali capigliature.
Era un fatto inverosimile, ma non potevo soffermarmi per capire, ero troppo inebetito dal frastuono incombente della liberazione, la piazza dell’appello era ormai semivuota, mentre i deportati si raccoglievano per gruppi nazionali nelle baracche.
Vi era anche la baracca degli italiani, 283 superstiti, altri 552 compagni erano morti nelle gallerie di Ebensee.
Non mi sono mai chiesto chi erano quei signori che hanno voluto, insistentemente, entrare nel lager di Ebensee, quasi all’ultimo momento prima della liberazione.
Solo recentemente, nel mese di maggio 2009 ho avuto in lettura la eccezionale testimonianza di Adolf Burger, tipografo slovacco, nato il 12 agosto 1917, che lavorò nel kommando falsari di Sachsenhausen dal 5 maggio 1944 fino all’evacuazione di Schlierfulzipf, liberato ad Ebensee il 6 maggio 1945 con altri 132 colleghi falsari.
Adolf Burger è tuttora lucidamente vivente a Praga. Gli ho recentemente scritto per fare gli auguri di compleanno al protagonista di un vero dramma, avendo scampato il campo di Auschwitz (n° 64401), di Sachsenhausen (n° 79161) e di Mauthausen (n° 138409).
Il 9 maggio 2009 durante la manifestazione internazionale ad Ebensee ho incontrato Abraham Sonnenfeld, nato in Ungheria il 23 dicembre 1924 (matricola originale 102446), attualmente residente in Israele, di professione litografo, superstite del gruppo dei falsari e dell’operazione Bernhard che mi confermò il suo vero stato di “deportato ebreo privilegiato”. Testualmente mi disse: «Avevamo delle condizioni un po’ migliori degli altri detenuti del Kz, ma sapevamo sempre che eravamo condannati a morte in quanto portatori di segreti particolari, sapevamo che solo un miracolo ci poteva salvare e questo miracolo è successo qui a Ebensee. Sento come se avessi ricevuto qui una seconda vita; la liberazione è stata per me come un secondo compleanno, Ebensee è il mio secondo luogo di nascita».
Ho altresì incontrato sul piazzale del lager Karl Markovics, noto attore austriaco che interpretò con grande sensibilità il protagonista del film “Il falsario” di Stefan Riszowinzky (film che doveva concludersi nel lager di Ebensee, ma questo capitolo allargava troppo il tema).
Markovics afferma che «in ogni caso non si può raccontare tutto e soprattutto non si può dire come è veramente successo». E aggiunge quasi timidamente «vorrei dire grazie a voi superstiti. Vi ringrazio perché siete qui e trovate sempre nuovamente la forza di ritornare in questo luogo che per voi ha significato la morte prestabilita.
E dico questa frase e questa parola, morte, consapevole che non ho neanche minimamente un’idea di quello che può aver significato morte in un luogo come questo. Non devo sapere insieme ad altri per poter compartecipare. Qui sono stati assassinate 8000 persone. Non si deve guardare documenti e le fotografie delle riprese filmate, ma quando si guarda un superstite negli occhi si corre sempre il pericolo di riconoscere la verità. La forza di venire in questi luoghi anche se a voi costa fatica è perché venite per coloro che non ne possono più parlare. Il fatto che sono qui lo considero un onore e un dono e per questo vi ringrazio».
Confesso una certa emozione nel proseguire, ancora una volta ho rivisto il mio lager, ho voluto risalire alle gallerie trivellate per centinaia di metri verso il fondo della montagna, mi è sembrato di essere avvolto nelle spirali degli scavi. Aggirandomi nella trachea di quel materiale che mi assaliva e che forse respirava con lo stesso fiato e che si spegneva lentamente udivo le ultime voci nelle gallerie. Avevamo in lontananza la visione, la bellezza pura del lago e intorno e addosso la morte di ogni istante.
A chi da sempre o da un certo giorno accade di visitare un lager nazista di eliminazione e di sterminio, capita di considerare con un attimo di imbarazzo la propria indifferenza, e in realtà quell’indifferenza corrisponde ad una percezione inavvertita ma profonda, è la migliore forma di riflessione. La visione di quei luoghi anche se rimarrà sotto gli occhi per un momento potrà fissarsi nella vostra memoria come un sigillo. E fra tante sollecitazioni che passano vi rimarrà negli occhi, con stimoli visivi molto differenziati capaci di fermarvi sulla soglia stessa dell’immagine o di farvi procedere verso qualcosa che emotivamente coinvolge e che quasi vorreste conoscere più profondamente da vicino.
Non dimenticate».

Bibliografia
Adolf Burger, L’officina del diavolo, Edizioni Nutrimenti, Roma 2009.

Indice

ricordi
Il ricordo che si tinge di favola. Un’ascensione al Gran Paradiso nel lontano 1946
     Virgilio Aimone

tradizioni
La Sarpa di Brandizzo. Una fabbrica tessile attraverso lo sguardo delle sue lavoratrici
     Antonella Calzavara e Marianna Sasanelli

storia
Debiti e debitori nel Canavese del basso Medio Evo
     Savino Giglio Tos

natura
Nella valle del Piova. Il sentiero del basilisco
     Cecilia Genisio

storia
Sulla Serra di Ivrea. La torre della Bastìa (1296 - 1309)
     Adele Ventosi

tradizioni
Leggende della Val Soana. Il pino e il ginepro

arte
San Maurizio. Nuove osservazioni sugli affreschi dell’antica pieve
     Giuseppe Balma-Mion

storia
Il generale Perrucchetti, fondatore degli Alpini
     Mario Vaira

storia
Assassinio nella notte di Natale. Romano Canavese, 1850
     Milo Julini

storia
La famiglia Vagina di Bairo, baroni di Emarese
     Giacomo Antoniono

tradizioni
Montanaro nell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera Meridionale
     Roberto Bena

libri
Fortuna del pittore Spanzotti in Canavese
     Giovanni Bertotti

tradizioni
La Filarmonica Carlo Botta di San Giorgio
     Maurizio Gerotto

immagini
Le industrie di Forno
     Giacomo Vieta

tradizioni
La via della montagna. I cinquant’anni del CAI di Leinì
     Battistino Depaoli e Aleardo Fioccone

storia
Villareggia. La cronaca settecentesca del flebotomo Giuseppe Valle
     Adriano Collini

natura
Sulle orme dell’inglese Brockedon. Salendo al colle di Larissa
     Giovanni Datta

storia
La prevenzione degli incendinei borghi medioevali canavesani
     Riccardo Cerrano

tradizioni
La storia dei pompieri di Rivarolo
     Riccardo Cerrano

tradizioni
La camomilla
     Marisa Bertarione

tradizioni
L’industria della calce a Levone
     Pierluigi Boggetto

ricordi
Ricordi di Lusigliè. Montecitorio
     Gabriella Canavesio

tradizioni
Il regolamento di igiene di Vische del 1932
     Giuseppe Avataneo

libri
Pitócio. Le avventure di un burattino di terracotta.
L’opera prima di Lorenzino da Castellamonte
     Giancarlo Sandretto

storia
La cappella funeraria
dei conti Valperga a Belmonte
     Piero Vacca Cavalotto

storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800.
Il mandamento di Lessolo
     Oliviero Cima

storia
Il vecchio cimitero di San Costanzo di Pont.
Il trasporto delle ossa nel nuovo camposanto
     Mario Contratto

ricordi
Nel lager ho incontrato un falsario
     Italo Tibaldi

immagini
Castellamonte. Un paese per immagini
     Emilio Champagne e Attilio Perotti

storia
Remo Perinetti. Biografia di un militante rivoluzionario
     Gianpaolo Giordana

immagini
Rivarolo... come eravamo. Sportivi in bianco e nero
     Associazione Turistica Pro Loco Rivarolo

storia
Giacomo Robatto di Borgomasino. Un canavesano a Salvador de Bahia
     Emilio Champagne

libri
Il gioco del carnefice. Un avvincente noir di Ivo Ferrero
     Giancarlo Sandretto

tradizioni
La ketubbah di Cuorgné. Un contratto matrimoniale ebraico nel 1736
     Ezio Novascone

tradizioni
Teatro in Canavese. Il gruppo Snoopy di Forno compie trentacinque anni
     Flavio Chiarottino

immagini
Vico. Ginnastica di gruppo
     Luigi Bovio

tradizioni
Storie d’emigranti. I Dugone di Salassa emigrati nel Kansas
     Donatella Cane

natura
Favria. Il grande Cedro dell’Atlante non c’è più
     Pino Berta

storia
La saga dei Chialiva. Da Traversella a Lugano
     Andrea Tiloca
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