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Walter Fillak, il comandante Martin
Mario Vaira

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Nella notte tra il 29 e 30 gennaio 1945, in seguito alla delazione di una spia, furono sorpresi e catturati numerosi partigiani a Lace, piccola località nei pressi di Donato Biellese.
I soldati dei distaccamenti di Borgofranco e di Castellamonte della V° divisione alpina tedesca sorpresero i componenti dell’intero comando della 76° brigata Garibaldi e parte del comando della 7° divisione garibaldina.
I prigionieri partigiani, portati a Cuorgnè nella caserma Pinelli, sede di un reparto tedesco, furono sommariamente processati da una corte marziale presieduta dal tenente Kokermuller di Berlino, composta dall’austriaco colonnello John, dal sottotenente Dietrich Herwart di Wuppertal, dal sergente Gerhard Rosenburg e dal caporale Hofman.
I partigiani furono tutti condannati a morte.
Luigi Gallo (Battisti) di 26 anni da Napoli fu impiccato ad Ivrea il 5 febbraio. Ugo Macchieraldo (Mach) di 35 anni da Cavaglià, Attilio Tempia (Bandiera) di 23 anni da Viverone, Alfieri Negro (Ugo) 40 anni da Occhieppo Superiore, Pietro Ottinetti (Pirata) di 24 anni da Ivrea, Luigi Viero (Testarin I) di 27 anni da Bassano del Grappa e Riccio Orla (Riccio) di 29 anni da Borgofranco furono fucilati tra il 2 e 7 febbraio. Renato Tua (Frankestein) di 22 anni da Occhieppo Superiore e Renzo Migliore (Basso) di 22 anni da Calea di Lessolo vennero fucilati ad Alpignano il 22 marzo. Walter Fillak (Martin) di 25 anni da Torino, comandante della 76° brigata Garibaldi, fu impiccato il 5 febbraio a Cuorgnè ad un palo telegrafico, nei pressi della chiesetta di San Giusto, sulla strada per Alpette.
Fillak fu appeso con un cavo telefonico che si spezzò prima che il giovane partigiano comunista morisse. I suoi aguzzini presero un cavo metallico da un camion, lo unsero di grasso e ripeterono l’orrenda esecuzione. Il tenente Kokermuller si avvicinò al cadavere e gli esplose un colpo di pistola in viso.
Il corpo di «Martin» fu lasciato esposto nella neve come monito; questa era la macabra consuetudine dei nazifascisti.
Una donna, una madre, Domenica Bollero, deceduta alcuni anni or sono, non si lasciò intimidire. Ordinò ad un falegname la costruzione di una cassa mortuaria, andò a ricomporre la salma e provvide a farla trasportare al cimitero. Nei giorni seguenti, attraverso i canali dell’informazione clandestina, avvisò con uno scritto il padre del caduto partigiano, l’ingegner Ferruccio Fillak che era residente a Milano.
Oggi, le spoglie di Walter sono tumulate nel Campo della Gloria del cimitero cuorgnatese; anche i suoi genitori vollero essere sepolti nel cimitero di Cuorgnè accanto al loro figliolo: il papà nel 1972 e la mamma, Maria Aimo, nel 1982. A Walter Fillak venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, il Comune di Cuorgnè gli dedicò una Via.
Prima di morire Walter Fillak scrisse due lettere ai genitori. Sono lettere scritte con mano ferma e con la calma di un uomo che muore a testa alta convinto dei propri ideali. A leggere queste righe non si può rimanere indifferenti.


All’ing. Ferruccio Fillak
Via Reina 5 – Milano
1-2-1945

Mio caro papà,
per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei Tedeschi. Quasi sicuramente sarò fucilato. Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d’aver fatto tutto il mio dovere d’italiano e di comunista.
Ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita: e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti. Non so altro che dire.
Il mio ultimo abbraccio
Walter
Il mio saluto a tutti quelli che mi
vollero bene.


Alla sig. Maria Fillak
Via Reina 5 – Milano

Mia cara mamma, è la mia ultima lettera. Molto presto sarò fucilato. Ho combattuto per la liberazione dei mio Paese e per affermare il diritto dei comunisti alla riconoscenza e al rispetto di tutti gli Italiani. Muoio tranquillo, perché non temo la morte.
Il mio abbraccio a te e Liliana
Walter
Saluta la mia fidanzata Ines.
Addio

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Indice

ricordi
In ricordo di Lotte Zörner
     Lino Fogliasso

ricordi
Ricordo del professor Bernardo Bovis
     Andrea Tiloca

immagini
Il margaro di Fondo
     Mauro Ronchetti

natura
Le “paludi” lungo la Dora
     Giovanni Rege

storia
Sopravvivenze di insegne gentilizie a Valperga
     Piero Vacca Cavalotto

storia
L’esercizio del potere intorno all’anno Mille.
Le testimonianze lasciate dai primitivi signori di Favria
     Giuseppe Berta

storia
La concessione di cittadinanza eporediese nei secoli XII e XIII
     Savino Giglio Tos

immagini
Bairo nelle cartoline d’epoca
     Ivo Chiolerio

storia
Ricordi del “baron Bianch” a San Maurizio
     Giuseppe Balma-Mion

immagini
La Valchiusella nelle cartoline d’epoca
     Luigi Bovio

storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800. Il mandamento di Agliè
     a cura di Oliviero Cima

storia
Dal Chiusella al fiume Giallo. Il vescovo di Fondo Valchiusella
     Andrea Tiloca

immagini
I pompieri di Cuorgnè
     Archivio Audiovisivo Canavesano

tradizioni
Il dialetto di Montanaro: torinese o canavesano?
     Roberto Bena

tradizioni
I 110 anni della Società Operaia Agricola dei Ronchi
     Adriano Oberto

storia
Le comunità rurali nel basso Medioevo. L’amministrazione della giustizia
     Giovanni Riccabone

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Gli scolari di Canischio
     Archivio Anilda Ferro

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Il canonico Lorenzo Beneitone. Protagonista della vita religiosa e civile di Pertusio
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Andrea Provana, ammiraglio dei Savoia e Signore di Leinì
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Tra la Gora del Mulino di Brandizzo ed il fiume Po
     a cura dell’Associazione MEMO – documenti visivi

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Il cotizzo e gli antichi mestieri a Pont nel 1846
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«Rivarolo… come eravamo»
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Carlin Cioca. L’ultimo campanaro
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ricordi
Ricordi di infanzia. La miniera di Montevecchio
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Tre lettere inedite di Giovanni Cena
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Cento anni fa. Quando viaggiavamo con le vetture elettriche
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La ballata di Giò Antonio. Canzone dell’impiccato
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Itinerari nella devozione e arte sacra nella Diocesi di Ivrea
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Le decime nel Valpergato ai primi del ‘400
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Deflorazione: dal sesso al fatto economico
     Adriano Collini

ricordi
Walter Fillak, il comandante Martin
     Mario Vaira

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Le erbe aromatiche. Il prezzemolo
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L’uccellino del bosco
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     Ezio Novascone
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