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Bartolomeo Vanzetti
Mario Vaira
Il nome di Bartolomeo Vanzetti è stato unito nella storia, in modo inscindibile, a quello di Nicola Sacco in un caso giuridico che li vide protagonisti nel periodo 1920-1927 per una accusa di rapina e omicidio in un calzaturificio a Soth Braintrec nel Massachusetts (Stati Uniti d’America).
Vanzetti (nato a Villafalletto, in provincia di Cuneo, nel 1888) e Sacco (Torremaggiore, provincia di Foggia, 1891) emigrarono dall’Italia in cerca di migliori condizioni di vita. Sacco – che proveniva da una famiglia in cui c’era lavoro e guadagno, anche se non copioso – voleva sperimentare il paese della ricchezza, come forse egli pensava fossero gli Stati Uniti.
Vanzetti, invece, era di famiglia quasi agiata, però cercava la libertà oltre oceano: qui si sentiva a disagio, in un paese che per lui sembrava un po’ chiuso. In America si incontrano e familiarizzano. Vanzetti è scapolo. Sacco è sposato, ha un figlio, lavora in fabbrica e partecipa agli scioperi. Anche Vanzetti è partecipe alle lotte sindacali.
Gli americani nutrivano grande diffidenza e, forse, un certo disprezzo verso gli emigrati impegnati in questo senso. I due immigrati italiani furono arrestati, sospettati di un omicidio.
Dopo tredici mesi vennero condannati a morte, a seguito di un processo – basato su sole prove indiziarie – che ancora oggi turba le coscienze. Il processo fu solo una formalità, essendo il verdetto già deciso prima ancora che la corte si riunisse.
Un’atmosfera di isterismo circondò il dibattimento. Intorno ai due imputati una folla di poliziotti armati servì ad alimentare sentimenti di odio. I testimoni d’accusa furono ascoltati per primi e diedero immediatamente la sensazione che oscure manovre li avessero indotti o costretti a sostenere il falso.
I testimoni della difesa, invece, non furono tenuti in considerazione: erano italiani, quasi tutti sospetti di anarchismo e quindi non degni di fede. Riconosciuti colpevoli di omicidio furono condannati alla sedia elettrica, ma prima di essere giustiziati trascorsero in carcere – tra rinvii, richieste di revisione del processo, ricorsi e sospensioni – più di sette anni.
Nel 1925 un giovane criminale di origine portoricana, Celestino F. Madeiros, confessò di essere di essere l’autore del delitto, negando che Sacco e Vanzetti vi avessero partecipato. Ma la corte non indagò oltre. Nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1927 la condanna fu eseguita. L’esecuzione provocò dimostrazioni di protesta a Londra, Parigi, Berlino.
Esattamente 50 anni dopo, il 23 agosto 1977, l’allora governatore del Massachusetts annunciò la riabilitazione di Sacco e Vanzetti.
Bartolomeo Vanzetti, poco più che ventenne, parecchi anni prima di emigrare nelle Americhe, era stato in Canavese per lavoro. Una sua lettera, indirizzata ai genitori, indica la sua presenza a a Cuorgné.
«Cuorgné, 17 dicembre 1905.
Cari genitori, voi certamente mi credete a Torino a fare il liquorista, come vi dissi nell’ultima lettera, ma questo non piacque a Dio. Come pure vi dissi, doveva andare al lavoro mercoledì, ma il mercoledì passò senza che io vedessi il mediatore che mi doveva piazzare; così passarono il giovedì e il venerdì. Io passai tutti i giorni alla borsa del lavoro e dal mediatore, ma sempre invano… Venerdì passai alla borsa e colà parlai con un garzone confettiere… Arrivati che fummo, ci fecero passare nella camera da letto poiché il mediatore era ammalato.
Fortunatamente fummo tutti e due piazzati. Il mio collega lavora a Torino a 50 lire mensili. Ed io a Cuorgné per 25 lire al mese. Non me lo feci dire due volte: presi il primo treno della mattina e alle 11 giunsi a Cuorgné. Perciò adesso vi scrivo questa lettera. Il vitto è buono come pure il letto: di acqua come qui non bevvi mai. In conclusione non mi spiace…».
Nel seguito manifesta l’intenzione di non fermarsi qui troppo tempo per non disimparare la sua professione di liquorista ed, infatti, l’ultima lettera scritta alla famiglia e spedita da Cuorgnè è datata 3 marzo 1906.
Si ha ragione di credere, anche se Vanzetti non la menziona mai, che la pasticceria presso cui lavorò per un periodo di circa sei mesi sia stata quella di Pietro Vernetti in via Arduino.
Vanzetti (nato a Villafalletto, in provincia di Cuneo, nel 1888) e Sacco (Torremaggiore, provincia di Foggia, 1891) emigrarono dall’Italia in cerca di migliori condizioni di vita. Sacco – che proveniva da una famiglia in cui c’era lavoro e guadagno, anche se non copioso – voleva sperimentare il paese della ricchezza, come forse egli pensava fossero gli Stati Uniti.
Vanzetti, invece, era di famiglia quasi agiata, però cercava la libertà oltre oceano: qui si sentiva a disagio, in un paese che per lui sembrava un po’ chiuso. In America si incontrano e familiarizzano. Vanzetti è scapolo. Sacco è sposato, ha un figlio, lavora in fabbrica e partecipa agli scioperi. Anche Vanzetti è partecipe alle lotte sindacali.
Gli americani nutrivano grande diffidenza e, forse, un certo disprezzo verso gli emigrati impegnati in questo senso. I due immigrati italiani furono arrestati, sospettati di un omicidio.
Dopo tredici mesi vennero condannati a morte, a seguito di un processo – basato su sole prove indiziarie – che ancora oggi turba le coscienze. Il processo fu solo una formalità, essendo il verdetto già deciso prima ancora che la corte si riunisse.
Un’atmosfera di isterismo circondò il dibattimento. Intorno ai due imputati una folla di poliziotti armati servì ad alimentare sentimenti di odio. I testimoni d’accusa furono ascoltati per primi e diedero immediatamente la sensazione che oscure manovre li avessero indotti o costretti a sostenere il falso.
I testimoni della difesa, invece, non furono tenuti in considerazione: erano italiani, quasi tutti sospetti di anarchismo e quindi non degni di fede. Riconosciuti colpevoli di omicidio furono condannati alla sedia elettrica, ma prima di essere giustiziati trascorsero in carcere – tra rinvii, richieste di revisione del processo, ricorsi e sospensioni – più di sette anni.
Nel 1925 un giovane criminale di origine portoricana, Celestino F. Madeiros, confessò di essere di essere l’autore del delitto, negando che Sacco e Vanzetti vi avessero partecipato. Ma la corte non indagò oltre. Nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1927 la condanna fu eseguita. L’esecuzione provocò dimostrazioni di protesta a Londra, Parigi, Berlino.
Esattamente 50 anni dopo, il 23 agosto 1977, l’allora governatore del Massachusetts annunciò la riabilitazione di Sacco e Vanzetti.
Bartolomeo Vanzetti, poco più che ventenne, parecchi anni prima di emigrare nelle Americhe, era stato in Canavese per lavoro. Una sua lettera, indirizzata ai genitori, indica la sua presenza a a Cuorgné.
«Cuorgné, 17 dicembre 1905.
Cari genitori, voi certamente mi credete a Torino a fare il liquorista, come vi dissi nell’ultima lettera, ma questo non piacque a Dio. Come pure vi dissi, doveva andare al lavoro mercoledì, ma il mercoledì passò senza che io vedessi il mediatore che mi doveva piazzare; così passarono il giovedì e il venerdì. Io passai tutti i giorni alla borsa del lavoro e dal mediatore, ma sempre invano… Venerdì passai alla borsa e colà parlai con un garzone confettiere… Arrivati che fummo, ci fecero passare nella camera da letto poiché il mediatore era ammalato.
Fortunatamente fummo tutti e due piazzati. Il mio collega lavora a Torino a 50 lire mensili. Ed io a Cuorgné per 25 lire al mese. Non me lo feci dire due volte: presi il primo treno della mattina e alle 11 giunsi a Cuorgné. Perciò adesso vi scrivo questa lettera. Il vitto è buono come pure il letto: di acqua come qui non bevvi mai. In conclusione non mi spiace…».
Nel seguito manifesta l’intenzione di non fermarsi qui troppo tempo per non disimparare la sua professione di liquorista ed, infatti, l’ultima lettera scritta alla famiglia e spedita da Cuorgnè è datata 3 marzo 1906.
Si ha ragione di credere, anche se Vanzetti non la menziona mai, che la pasticceria presso cui lavorò per un periodo di circa sei mesi sia stata quella di Pietro Vernetti in via Arduino.
Indice
natura
Da Santa Elisabetta alla Quinseina
Cecilia Genisio
natura
Il lago di Lavina in Valsoana
Giovanni Bertotti
arte
Il pittore cerettese Gioachino Cubito
Giuseppe Balma-Mion
immagini
Torre nelle cartoline d’epoca
Ivo Chiolerio
tradizioni
Arti e mestieri ad inizio ‘900. Mandamento di Castellamonte
Domenico Vallosio
storia
Orco, un fiume tra scienza e storia
ricordi
Una piccola Casa della Luce. I ricordi di Eleuterio Pertengo di Brandizzo
Cristina Novo e Marianna Sasanelli
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800. Il mandamento di San Giorgio
a cura di Oliviero Cima
storia
L’asilo infantile rurale. Gillio di Vico
Andrea Tiloca
natura
Valle Orco: il laghetto sconosciuto
Giovanni Bertotti
arte
I piloni votivi di Vische
Teresina Bussetti
racconti
L’ultimo capolinea
Mario Contratto
poesie
Adoss
Dario Pasero
storia
Tommaso di Casasco. Un inquisitore nelle Valli di Lanzo
Giovanni Riccabone
storia
Il Canavese nel Basso medioevo. Il controllo dei pesi e delle misure
Savino Giglio Tos
documenti
Accadeva nel ’28
storia
Le grandi nevicate dell’800
Lino Fogliasso
immagini
Il malgaro e i suoi cani
Roberto Chiarelli....................................................................56
storia
L’assistenza negli anni della Grande Guerra. Il bollettino di Leinì
Aleardo Fioccone
storia
La demolizione delle fortificazioni del Vallo Alpino
Giovanni Bertotti
tradizioni
La funicolare Pont-Frassinetto e la seggiovia della Cialma
Lino Fogliasso
storia
Censura e libertà nel secolo scorso
Claudio Danzero
storia
Bartolomeo Vanzetti
Mario Vaira
tradizioni
La musica montanarese
Igor Ferro
documenti
Reclame d’altri tempi. Il Campagnolo 1888
ricordi
Giacomo Crespo di Castellamonte. Il professore
Debora Bocchiardo
tradizioni
Il moro saracino
Costantino Nigra
tradizioni
Il lavoro per immagini
tradizioni
La Società agricola operaia di Filia
Mauro Baima Besquet
storia
Alla maniera di Fructuaria
Ugo Pinferi
poesie
Goccia di neve
Ulderico Plemone
ricordi
Il Trio Lescano in Canavese
Piero Vacca Cavalotto
tradizioni
La salvia
Marisa Bertarione
tradizioni
I cavatori di lose di Locana
Gabriele Rolando
ricordi
Da Cantoira e Ceres alla Savoia
Nei ricordi di Marie-Jeanne Rota-Perotto
ricordi
Mon nom est Légion
Flavio Chiarottino
storia
Il colonnello Borrone di Salassa
Ezio Novascone
racconti
La camicia delle trisavola
Guido Gozzano
documenti
1689. Per arrestare i francesi e i lusernini…
Giancarlo Sandretto
Da Santa Elisabetta alla Quinseina
Cecilia Genisio
natura
Il lago di Lavina in Valsoana
Giovanni Bertotti
arte
Il pittore cerettese Gioachino Cubito
Giuseppe Balma-Mion
immagini
Torre nelle cartoline d’epoca
Ivo Chiolerio
tradizioni
Arti e mestieri ad inizio ‘900. Mandamento di Castellamonte
Domenico Vallosio
storia
Orco, un fiume tra scienza e storia
ricordi
Una piccola Casa della Luce. I ricordi di Eleuterio Pertengo di Brandizzo
Cristina Novo e Marianna Sasanelli
storia
La suddivisione amministrativa a fine ‘800. Il mandamento di San Giorgio
a cura di Oliviero Cima
storia
L’asilo infantile rurale. Gillio di Vico
Andrea Tiloca
natura
Valle Orco: il laghetto sconosciuto
Giovanni Bertotti
arte
I piloni votivi di Vische
Teresina Bussetti
racconti
L’ultimo capolinea
Mario Contratto
poesie
Adoss
Dario Pasero
storia
Tommaso di Casasco. Un inquisitore nelle Valli di Lanzo
Giovanni Riccabone
storia
Il Canavese nel Basso medioevo. Il controllo dei pesi e delle misure
Savino Giglio Tos
documenti
Accadeva nel ’28
storia
Le grandi nevicate dell’800
Lino Fogliasso
immagini
Il malgaro e i suoi cani
Roberto Chiarelli....................................................................56
storia
L’assistenza negli anni della Grande Guerra. Il bollettino di Leinì
Aleardo Fioccone
storia
La demolizione delle fortificazioni del Vallo Alpino
Giovanni Bertotti
tradizioni
La funicolare Pont-Frassinetto e la seggiovia della Cialma
Lino Fogliasso
storia
Censura e libertà nel secolo scorso
Claudio Danzero
storia
Bartolomeo Vanzetti
Mario Vaira
tradizioni
La musica montanarese
Igor Ferro
documenti
Reclame d’altri tempi. Il Campagnolo 1888
ricordi
Giacomo Crespo di Castellamonte. Il professore
Debora Bocchiardo
tradizioni
Il moro saracino
Costantino Nigra
tradizioni
Il lavoro per immagini
tradizioni
La Società agricola operaia di Filia
Mauro Baima Besquet
storia
Alla maniera di Fructuaria
Ugo Pinferi
poesie
Goccia di neve
Ulderico Plemone
ricordi
Il Trio Lescano in Canavese
Piero Vacca Cavalotto
tradizioni
La salvia
Marisa Bertarione
tradizioni
I cavatori di lose di Locana
Gabriele Rolando
ricordi
Da Cantoira e Ceres alla Savoia
Nei ricordi di Marie-Jeanne Rota-Perotto
ricordi
Mon nom est Légion
Flavio Chiarottino
storia
Il colonnello Borrone di Salassa
Ezio Novascone
racconti
La camicia delle trisavola
Guido Gozzano
documenti
1689. Per arrestare i francesi e i lusernini…
Giancarlo Sandretto
